Durante le lezioni di educazione cinofila capita spesso di sentire una frase molto comune:
Va bene, ma ora non facciamo qualcosa?

Dietro questa domanda c’è un’idea diffusa: educare un cane significa insegnargli a obbedire. Seduto, terra, resta. Un cane che ascolta e che esegue. Ma l’educazione non funziona così, o meglio, non funziona solo così.

Prima di chiedere qualcosa a un cane, è fondamentale capire chi abbiamo davanti. Ogni cane ha un suo modo di percepire il mondo, di gestire le emozioni e di relazionarsi con l’ambiente e con le persone. Ignorare questo aspetto significa lavorare solo sulla superficie.

Educazione del cane non vuol dire solo obbedienza

Un cane può imparare un comando anche in modo meccanico, sotto pressione o per evitare una conseguenza spiacevole. Questo però non ci dice nulla sul suo stato emotivo, sul suo benessere o sulla qualità del rapporto con il proprietario. Un cane può obbedire ed essere comunque stressato, confuso o in difficoltà.

Un cane che sta male può eseguire, ma difficilmente collabora. Ed è proprio qui che sta la differenza tra addestrare un comportamento ed educare una relazione.

Perché durante le lezioni parliamo tanto

Quando durante una lezione di educazione spieghiamo come funziona il cane, perché si comporta in un certo modo o cosa sta comunicando, non stiamo rallentando il lavoro. Stiamo costruendo le fondamenta.

Le informazioni che diamo servono al proprietario per capire il cane anche nella vita quotidiana, quando l’educatore non c’è. Perché il vero cambiamento non avviene solo in campo, ma a casa, in passeggiata, nelle situazioni di tutti i giorni.

Senza comprensione non c’è coerenza, e senza coerenza il cane fa fatica a orientarsi.

“A me interessa solo che ascolti”

È una frase che sentiamo spesso ed è assolutamente legittima. Ma la domanda più importante è: perché vogliamo che il cane ascolti?

Un cane può ascoltare per paura, per abitudine o per evitare un errore. Oppure può ascoltare perché si sente sicuro, guidato e in relazione con il suo umano. Nel secondo caso l’ascolto è stabile, spontaneo e duraturo.

Un cane che vive bene, che ha una relazione chiara e che si sente compreso, tende ad ascoltare di più senza bisogno di forzature.

L’obbedienza è una conseguenza del benessere

Nelle nostre lezioni lavoriamo su emozioni, comunicazione, routine quotidiane, passeggiate e calma. Tutti aspetti che spesso sembrano “meno pratici”, ma che in realtà rendono possibile tutto il resto.

Quando queste basi sono solide, i comandi arrivano più facilmente, il richiamo funziona meglio e l’attenzione del cane aumenta. Non perché glielo imponiamo, ma perché il cane trova sicurezza nella relazione.

Le nostre lezioni non sono solo seduto e terra

Le lezioni di educazione non sono uno spettacolo e non servono a collezionare esercizi. Servono a migliorare la qualità della vita del cane e della famiglia.

Quando il cane sta bene, quando la comunicazione è chiara e quando il rapporto funziona, l’educazione diventa collaborazione e non più una lotta.

Capire il cane viene sempre prima di chiedergli qualcosa. Perché educare un cane significa, prima di tutto, imparare a stare bene insieme.

Da Funny Dog crediamo che l’ascolto nasca dalla relazione, non dall’obbligo.

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